Who

Una maternità; una madre e un figlio, un corpo che viene nutrito, ma da una mescolanza chimica: da quel colore, da quella combinazione inorganica che riscrive (scrive) la parete della città. Un logo pubblicitario, una grafica volutamente ruffiana, dal sapore americanizzante, anni ‘50/‘60; denti bianchi e seno abbondante: segno di buona e robusta costituzione.
Il logo diventa la particella base, la particella di Dio, quella necessariamente ripetibile. Il marchio di fabbrica che deve essere recitato come un mantra, ma non è solo una ripetizione identitaria: è il motivo stesso per cui Dildo Society scrive sul muro o su un pezzo di metallo, di lamiera, o di carbonio.
Dildo Society è l’inizio della narrazione, sono le parole attraverso le quali interpretare l’ironia del logo, del marchio, del timbro con cui identificare il suo lavoro.
Il dildo è un oggetto che aiuta a procurarci piacere, un piacere solitario, con cui bagnarsi da soli. L’unica cosa che è possibile nutrire è il proprio corpo, un autoerotismo che soddisfa i nostri umori e solo quelli. D.S. procede per opposizione: codifica una struttura che racchiude un’icona quasi standardizzata (con una sola fondamentale sostituzione: non latte ma colore) accostandovi due sole parole: dildo e society. Il suo operare non è il risultato di una masturbazione, di un godimento nascosto, ma il trionfo della sessualità, di gruppo o di coppia. Ed ecco il cortocircuito visivo, una poetica d’opposizione.
Ricoprire una parete di uno spazio pubblico, ricoprirla perché questa riesca a restituire una nuova percezione, un nuovo rapporto, una nuova relazione tra oggetto e spettatore, significa sesso, riproduzione, mescolamento umorale, orgasmo urbano.
La bomboletta di colore che vediamo sostituirsi al latte del biberon ribadisce proprio questo: un nutrimento collettivo, uno spazio pubblico che viene ricodificato e fatto nuovamente parlare. Ed è per tale ragione che spesso il logo (Dildo Society) viene ripetuto nei lavori, come se fosse l’alfabeto attraverso cui decodificare non tanto il disegno parietale, ma il gesto stesso, l’intenzionalità dell’azione.
Non masturbazione, quindi, non cambiamento limitato a una sola unità, ma sesso, relazione, cambiamento condiviso, potenzialmente riproduttivo: felicità allargata.

A.T.

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